Giusto il tempo di
rubare un'altra immagine di Rockport e via, si riparte. Prossima
tappa era il lontano e sconosciuto Maine. La difficoltà di
pianificare questo viaggio nel New England è stato essenzialmente
quello di trovare adeguate informazioni su cosa vedere, quali strade
fossero le migliori e soprattutto dove alloggiare. Proprio
quest'ultimo punto era l'incognita di questa tappa. Fino a che si
ruotava intorno a Newport o Boston il problema non si poneva;
l'obiettivo era di individuare il miglior compromesso tra posizione
e prezzo. Quella sera invece non più. Infatti, alle 15, ero ancora a
Rockport, a 300 km dalla meta posta a Camden. Per una volta mi
accorgevo di essere stato un tantino ottimista nelle mie scelte; per
una volta avevo paura di non trovare un alloggio per la sera. Ma
meglio non pensarci, dicevo tra me e me, occorreva incamminarsi
senza troppe esitazioni.
E allora via, sulla
Route 1 della east coast, scivolando tra boschi fittissimi e
scogliere spazzate dall'oceano. Credo che guidare nel New England
rappresenti una nuova forma di terapia anti stress. I km volavano
via veloci sotto di noi e l'asfalto sembrava quasi un tappeto che ci
dava perennemente il suo benvenuto tra le bellezze circostanti. E
poi, nel giro di pochi km attraversammo i confini del New Hampshire
per entrare in quelli del Maine. Bene, voleva dire che eravamo nelle
vicinanze ormai di Portland. Ci avrei passato un paio di notti dopo
questa breve escursione nell'interno del Maine. Già, un paio di
notti già prenotate, pensavo. Erano le cinque passate del pomeriggio
e mancavano ancora un paio d'ore buone a Camden. Il mio pensiero
rimbalzava tra quei pochi nomi di alloggi trovati in qualche sito
sperduto su internet. Finalmente passammo Freeport; questo
significava che stavamo imboccando il tratto finale che ci portava
alla tanto sospirata Penobscot Bay. La strada non era però più ad
alto scorrimento e il traffico iniziama ad intensificarsi. Ci
trovavamo alla vigilia del ponte del Labor Day (il primo lunedì di
settembre), uno dei weekend allungati più famosi in America. Provavo
a pensare, vuoi che vengano fino a qua per passare così pochi giorni
di vacanza? Saranno pendolari che tornano a casa. Tutto ad un
tratto, un piccolo piazzale di sosta mi incuriosì. Al suo centro
c'era un chiosco di informazioni. Decisi di fermarmi tra lo stupore
della mia ragazza; subito mi chiese il perchè dello stop, visto che
la sera si avvicinava. Cosa avrei dovuto dirle, che non avevo la
certezza che avremmo trovato l'alloggio per tempo? Entrai con un
certo timore in quel chiosco quasi inghiottito dal bosco
circostante; l'aria, ricordo, era molto fresca in Maine, un sollievo
dopo l'afa mattutina di Boston. Entrai nel chiosco e mi accolse un
signore che sembrava fosse uscito da un qualche film della serie "ai
confini della realtà". Occhiali spessi un dito, camicia a scacchi da
boscaiolo e una piccola pipa spenta in bocca. Appena entrato ricordo
alzò il viso per mettermi a fuoco; la baita, forse questo è il
termine più appropriato, era più piccola di quanto all'esterno
potesse sembrare. Sinceramente non sapevo neppure io cosa chiedere;
da un lato avrei voluto solo rassicurazioni che avrei trovato un
alloggio, dall'altro avrei chiesto se c'erano hotel nelle vicinanze
del piccolo ufficio del turismo. Appena dissi il nome Camden, la mia
meta, al signore alla scrivania, ricordo il principio di risata
subito strozzata in gola; rimasi un po' spiazzato. Mi spiegò subito
che tutta la zona di Camden era esaurita per la coincidenza del
Labor Day. Ebbi trenta secondi di smarrimento; anche perchè nelle
vicinanze non c'era nulla di disponibile. Pensai subito, accidenti a
internet; puoi raggiungere ogni località degli States, ma non puoi
trovare (in modo sicuro) degli hotel in questa zona. Ma come in
tutti i film a stelle e strisce mi scordavo del finale a lieto fine.
Ormai già orientato a chiedere una notte anticipata all'Holiday Inn
di Portland, l'impiegato del chiosco tirò fuori un numero di
telefono dal cassetto, pregandomi di aspettare un attimo. Fece una
veloce chiamata, poi mi guardò scrivendomi il prezzo di un motel a
Wiscasset su un pezzetto di carta. A quel punto pensavo "e adesso
cosa gli rispondo?". Quando si prenota in rete si è soliti vedere le
foto della camera, dell'hotel, la posizione rispetto ai paesi
circostanti e così via. Tante informazioni che molte volte eliminano
del tutto ogni sorpresa. Di colpo, dopo tante recensioni e dibattiti
sul prenotare prima perchè è meglio, mi trovavo nei panni di tutti i
pseudo turisti "on the road", cioè quei turisti che si fermano dove
capita; il più delle volte spendendo il doppio di uno che pianifica
tutto. Ma ero lì, prendere o lasciare. Una piccola finestrina dava
sul parcheggio. Vedevo la Babi con gli occhi sgranati. Già mi
immaginavo i suoi pensieri, "dove diavolo siamo?? e perchè ci mette
così tanto?? sarà successo qualcosa??". "Ok". Ricordo solo dissi
questo. Due breve indicazioni su una mappa turistica era quello che
avevo.
Devo ammettere una
cosa; guidare sovrapensiero e con l'ansia non permette di apprezzare
tutto ciò che la natura ci propone all'esterno. L'obiettivo era di
trovare questo benedetto Wiscasset Motor Lodge. Intanto la Babi mi
tempestava di domande; mi sentivo quasi ad un concorso a quiz. Ma
con una precisione millimetrica la mappa dell'impiegato del turismo
mi aveva fatto arrivare in poche decine di minuti all'hotel. Era un
piccolo insieme di lodge immersi nel profondo verde del bosco. Uno
spettacolo. Sembrava di essere fuori dal mondo. Forse il sollievo di
aver trovato una delle poche camere rimaste libere da Freeport fino
al Canada mi faceva vedere tutto con un'ottica diversa. Ma non
m'importava. L'hotel era davvero carino, la camera pulita, rustica.
Sembravo un giovane boscaiolo in vacanza a casa di un collega!
Giusto il tempo di appoggiare i bagagli in camera e di capire dove
mi trovavo che era già ora di ripartire. Infatti occorreva reperire
una tavola calda, o giù di lì, che ci riportasse subito nello
spirito giusto. Con molta sorpresa notai che eravamo a pochi km da
Boothbay Harbor, una cittadina consigliata su molte guide. Purtroppo
i consigli non spiegavano mai in modo troppo esauriente cosa vedere
in questi luoghi. Bene, pensavo, vuole dire che lo scopriremo questa
sera. Ci trovavamo nella Damariscotta Region, una piccola porzione
di Maine affacciata sull'oceano, fatta di boschi profumati e di alte
scogliere frastagliate. Il tragitto fino a BoothBay Harbor ci fece
veramente cogliere la bellezza del Maine. Uno Stato solitario, come
solitari e schivi sono i suoi abitanti. Ma mai scortesi, riservati.
Se vedeste la distanza che intercorre tra una casa e l'altra
capireste il perchè di tanta tranquillità. Ai bordi della strada
ricordo tanti piccoli laghetti con ognuno una piccola fattoria con
annessa barchetta per pescare. Un piccolo paradiso verde, un'oasi
americana ancora intatta; un'isola rimasta inviolata dalle orde di
turisti che invece imperversano nelle grandi metropoli o nei parchi
del sud ovest.
BoothBay Harbor, come
dice la parola stessa è una piccola baia con un tutto il paese
affacciato sul mare. Siamo arrivati quando il tramonto cominciava a
colorare le case. Una vera emozione. Capivo solo allora perchè
questa cittadina era consigliata senza altre parole. Da vedere non
c'era infatti nulla; nel Maine non ci sono Freedom Trail o percorsi
particolari. Il Maine va assaporato in silenzio; gli unici rumori
che si sentivano erano quelli delle fronde che si muovevano
all'unisono. Intanto il tramonto continuava a colorare le bianche
case in legno. Al centro della baia c'era un pontile con sopra tanti
piccolo e sobri ristoranti. Non eravamo i soli; era veramente
periodo di tutto esaurito, anche se per raggiungere tale livello di
capienza non ci voleva molto. Ovviamente la scelta del ristorante
era sempre ad appannaggio della morosa. Quindi una sapiente analisi
prima dell'ubicazione e poi del menù era il processo da
intraprendere ogni volta. Ricordo solo che mangiai un ottimo piatto
di fettuccine Alfredo, cioè guarnite con formaggio e l'immancabile
aragosta. Mai divorato tanto pesce e tante aragoste come in questo
viaggio. Ma in tutto il New England lo cucinano veramente bene. Lo
abbinano a tutte le pietanze classiche; vi consiglio anche il
sandwich con aragosta, una vera prelibatezza.
La serata scivolò via
dolcemente, passeggiando al chiaro di luna sui pontili della baia.
L'aria però cominciava ad essere un po' troppo frizzante per il
nostro abbigliamento, ancora tarato sul sole di Rockport e l'afa di
Boston. Così ci rimettemmo in marcia, ma non prima di aver fatto una
sosta al supermercato della zona. Chi non è mai stato negli States
non può capire cosa sia un supermarket americano. E' un paradiso del
cibo, dell'oggettistica, delle medicine e di ogni cosa vi possa
passare per la mente di comprare. Ci potresti passare i giorni e non
avresti ancora visto nulla. Reparto della frutta che ad intervalli
regolari vaporizza i prodotti rendendoli lucidi; scaffali lunghi
metri con ogni tipo di prodotto. Ma la cosa buffa è che questi store
sono tutti immensi, indipendentemente dal numero di abitanti della
zona. Mi sarebbe piaciuto sapere quanti clienti locali aveva ogni
giorno. Ma forse la cosa più bella di questi supermarket è di vedere
come si comportano gli americani, che gusti hanno, cosa comprano,
come pagano, cosa mangiano. Vorresti essere invisibile per
osservarli per ore. Paradossalmente sarebbe divertente e istruttivo
scrivere dei supermercati, forse l'unica forma che un turista ha di
incontrare i cittadini americani. Ma la notte sopravanzava e dovevo
ancora decidere come modificare l'itinerario stravolto da questa
sosta, tanto inaspettata, quanto piacevole. Ripensavo a quante
coincidenze ci sono anche in un viaggio. I tuoi occhi che incrociano
quelli di un cittadino di Boothbay Harbor, che se non era per un
signore della "baita del turismo" non avresti mai incontrato, e che
non incontrerai mai più. |