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Lower Calf Creek Falls Recreation Area, Utah - USA
United States of America flag Utah | USA

Lower Calf Creek
Falls Rec. Area

 
Latitude - 37° 49' N
Longitude - 111° 25' W
 

"How many roads must a man walk down before you can call him a man?"

Bob Dylan
   
september 2006

Calf Creek Falls, l'oasi perduta

soundtrack: Bruce Springsteen, The River - 1980
 

Chapter

L’hotel di Escalante non smette di riservare sorprese; ormai abituato e rassegnato alle classiche colazioni tristi dei motel americani, ci troviamo di colpo catapultati nella sala dello Slot Canyon Inn a mangiare assieme agli altri ospiti, tutti raccolti intorno ad una tavola rotonda. Ognuno liberamente va nella cucina, per inciso classica e bellissima, e rovista tra frigo e dispensa alla ricerca della sua migliore combinazione di colazione. Nel frattempo la proprietaria, un’elegante signora di mezza età, sforna a ciclo continuo biscotti e muffin. E chi si muove da qua? Intanto attorno all’enorme tavola si fa conoscenza con persone che probabilmente non si incontreranno mai più, ma con cui in quei pochi minuti è piacevole chiacchierare per capire da dove vengono e soprattutto cosa cercassero a Escalante. E’ l’ora della partenza, mentre il padrone di casa mi presenta amorevolmente sua figlia; non ricordo se i mormoni possano avere più mogli. Resta il fatto che la mia ragazza è un po’ all’antica e preferisce la proprietà unica delle “cose o persone”. Ci rituffiamo con calma sulla Utah 12, la Scenic Road che ormai ci sta accompagnando da due giorni. Questa mattina dobbiamo raggiungere una località molto particolare, Calf Creek Recreation Area. Pochi minuti di strada, qualche altro punto panoramico da paura e, con un po’ di fatica, troviamo sulla sinistra una piccola deviazione. Una strada che scendendo ci proietta al centro di questo canyon; oggi siamo davvero attrezzati: barrette energetiche, forse comprate più per golosità che per altro, poi litri e litri di acqua. In effetti ho lo zaino che cigola dal peso, ma meglio abbondare questa volta, memori delle ristrettezze idriche in cui siamo incappati nella mattinata a “the wave”, nel Paria Canyon.

Daniele mi ha consigliato tantissimo questa escursione, che ci porterà alla fine del canyon dove quasi miracolosamente una splendida cascata (le Lower Falls) alimenta un piccolo laghetto. Ad essere sincero, visto il paesaggio quasi desertico del parcheggio, mi sembra surreale incontrare un luogo così lussureggiante. Via, zaino in spalla, e ci lanciamo nel percorso. Oggi siamo un po’ cotti, forse le mille tappe di ieri (Kanab, Cedar Breaks National Monument, Bryce Canyon e Devils Garden) ci hanno tagliato le gambe. Ma la curiosità di vedere una cascata che cade dentro ad un canyon è troppa per fermarsi; domani saremo a Capitol Reef, lì ci riposeremo. La prima parte del trail è tranquillissima, con dei paletti numerati che ogni tanto indicano delle location interessanti: antichi petroglifi delle popolazioni Fremont oppure resti di granai sulle cime delle colline. Sono anche ottime scuse per fermarsi, riposarsi e bere qualcosa. Camminare all’interno di un canyon in agosto è come infilare la testa nel forno. Il trail comunque prosegue via tranquillo, giusto qualche piccola salita su rocce disposte a terrazzamenti, ma nulla di che; la nota dolente sono invece i punti dove i cespugli quasi occludono il passaggio o dove il percorso si stringe contro sterpaglie arroccate sulla parete del canyon; la paura è sempre che qualche rettile decida all’improvviso di sbucarmi davanti. Dopo un po’ che si cammina è un problema che mi passa di mente, ammaliato dalle alte pareti del canyon che stiamo esplorando; ma credo che invece sia un problema ancora attuale per la morosa, dato il rumore che provoca il suo piccolo bastone contro rocce e cespugli. Davanti e dietro a noi non vedo nessuno, anche perché non credo sia il massimo farsi quasi cinque km di strada, solo andata, in piena mattinata a queste temperature.

Lentamente il paesaggio comincia a mutare: dalle semplici rocce con cespugli si passa ad una vegetazione più verde e fitta. Infatti a fianco del trail serpeggia ora un piccolo torrente; il rumore dell’acqua che scorre credo sia uno dei suoni più rilassanti al mondo. Le sue acque sono addirittura fresche; ma soprattutto è piena di pesci che si stagliano chiaramente sul fondo erboso del fiume. Piccole dighe di arbusti creano curiose deviazioni nel corso del torrente; l’area è infatti molto ricca di castori. Sembra davvero di non essere nell’aspra Grand Staircase – Escalante National Monument; la vegetazione inizia a farsi via via sempre più fitta e anche gli alberi prendono il posto delle sterpaglie. La profondità del canyon comincia sempre più a restringersi, evidentemente stiamo giungendo alla meta; nel frattempo il rumore dell’acqua si fa più cupo e potente. O il torrente sta generando un’onda anomala, o siamo davvero arrivati. Una piccola curva dietro al piede della collina ed ecco in lontananza una cascata che dalla sommità di un’arida mesa crea una curiosa illusione ottica, visto che sembra tuffarsi sugli alberi. Acceleriamo il passo, anche perché al posto della nuda roccia ora sotto ai piedi abbiamo soffice e bianchissima sabbia. All’improvviso la boscaglia si dirada e ci troviamo ai piedi di un laghetto verde, piccolo; sopra di noi il fragore della Lower Calf Creek Fall che s’infrange sulle pareti granitiche del canyon prima di tuffarsi nello stagno. L’impatto è davvero notevole, quasi come la prima volta che ho visto l’onda a Coyote Buttes; perché nelle due orette di camminata ho prevalentemente visto rocce, fantasmi di rettili, pietre lisce e solo alla fine qualche accenno di vegetazione terrestre. Ma ora mi trovo al cospetto del classico scherzo della natura, perché si tratta di un’oasi in mezzo al deserto.

E’ una piccola bomboniera, tutta racchiusa nelle avide pareti di questo canyon. Siamo soli, o quasi; seduti su un tronco una coppia di signori di mezza età si rilassa nel rumore “silenzioso” delle cascate. Con molto coraggio mi cavo gli scarponi, ormai saturi di sabbia rossa e bianca e provo ad entrare nello stagno; l’acqua è veramente gelata o quanto meno l’escursione termica è notevole. Per poco non inciampo, il fondo è molto scivoloso perché sopra la liscia pietra con il tempo si è depositata una leggera pellicola di vegetazione. Provo ad immortalare con qualche foto la cascata, ma è davvero difficile senza un grandangolo. Anche arretrando un poco si torna immediatamente tra le fronde dell’adiacente bosco e addio sommità della cascata. Resta il fatto che qui c’è una pace davvero unica, anche perché è talmente piacevole il clima che il solo pensiero di rifarmi altri cinque km di ritorno mi viene male. Ci rilassiamo un paio d’ore alternando l’ombra di qualche albero al refrigerio dell’acqua cristallina della cascata. E’ un’escursione che va assolutamente inserita se si viaggia lungo la highway Utah 12, tempo ovviamente permettendo; data la mancanza di dislivelli nel trail se si evitano addirittura le ore più calde, come invece ho fatto io, diventa una rilassante passeggiata. Ascoltando i consigli preziosi di Daniele e Carlo e leggendo su guide specifiche avevo temuto che ci fosse ressa alla base delle cascate; invece fortuna ha voluto che fossimo da soli, liberi di trovare gli scorci fotografici migliori. Giusto il tempo di vantarmi con la mia ragazza di dove l’avevo portata, inteso come bellezza e esclusività, ecco che sbucano dal trail una comitiva di ragazzi e ragazze con annessi cesti da picnic; di lì a poco si materializzano un paio di famiglie con bambini iperattivi al seguito. In pochi minuti l’oasi di pace e purezza si trasforma in una succursale di Disneyland; tuffi nel lago, tiri a pallone, qualche busta di patatine che svolazza tra le fronde.

E’ meglio rientrare, almeno evitiamo il “traffico” nel trail di ritorno. Invece anche lungo il percorso verso il parcheggio incontriamo numerose persone che forse sperano di respirare un po’ di solitudine a Calf Creek. In un paio d’ore, con soste a tutte le stazioni informative lungo il tragitto, rientriamo belli cotti al parcheggio; un gran bel giro, faticoso per il clima e la paura di serpenti, ma gratificante una volta giunti a destinazione. Risalendo in auto e ripartendo sulla Utah 12 ci accorgiamo dall’alto della mesa di come il canyon e la sua cascata siano dei piccoli miracoli della natura. Il paesaggio è infatti abbastanza privo di vegetazione cheChapter meriti tale nome, ma pensare che in fondo a quellafenditura si annidi un piccolo paradiso pieno di pesci, castori e fiori fa parecchio impressione. Ora ci aspettano un paio d’ore di macchina, sperando di arrivare non troppo tardi a Capitol Reef National Park. Ma questa è un’altra storia.

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Lower Calf Creek Falls, Utah - United States of America
Lower Calf Creek Falls, Utah - USA
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Lower Calf Creek Falls, Utah - USA