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Phi Phi Don, Thailand
Thailand flag Thailand

Koh Phi Phi Don
Koh Phi Phi Leh

 
Latitude - 7° 44' 0'' N
Longitude - 98° 46' 0'' E
 
"I see skies of blue and clouds of white
Bright sunny days, dark sacred nights
And I think to myself
What a wonderful world"
louis armstrong
   
february 2009 - 2010

Phi Phi Island, amore a prima vista

soundtrack: Ocean, Richard Hawley - 2005
 

Chapter

Non perdersi tra le miriadi di traghetti in partenza dal porto di Phuket è una notizia positiva; infatti non è come potrebbe sembrare, cioè che ogni molo abbia una sua destinazione. Qui le cose si complicano, forse per creare una selezione naturale tra i turisti. Per raggiungere la propria imbarcazione bisogna attraversare le imbarcazioni, tutte disposte uno fianco all’altra, sperando di aver capito il mix thai – english dell’inserviente sulla banchina. E così, tutti appollaiati sul ponte esterno, facciamo rotta verso Phi Phi Island. Sulla nostra sinistra una foschia mattutina avvolge la baia di Ao Phang-Nga rendendola ancora più affascinante; ma davanti già si delineano le sagome delle due isole Phi Phi. Il mare oggi è davvero uno specchio, in un’ora saremo già arrivati. L’arcipelago si avvicina sempre più rivelando la sua peculiarità rocciosa e ricchissima di vegetazione. Phi Phi Don, la più grande e l’unica abitata è tutto un susseguirsi di calette con spiagge e alti faraglioni; Phi Phi Leh, una delle ambientazioni del film con Di Caprio “The Beach”, sembra invece una fortezza in mezzo al mare. Le sue alte pareti sembrano davvero nascondere qualcosa, rendendola tanto bella quanto sinistra. Imbocchiamo l’ampia baia di Ton Sai, dove tutti i traghetti confluiscono; il colpo d’occhio è davvero notevole; da lontano s’intravedono bar e locali tutti affiancati sulla lunga spiaggia che corre dal pier fino all’orizzonte. Phi Phi è il cuore spirituale del Mar delle Andatane tailandese, sia in termini di fama sia perché fu una delle mete più colpite dallo tsunami. Abbiamo fortemente voluto il soggiorno su questa isola, perché rappresenta quasi un viaggio nel viaggio. Già appena sbarcati ci accorgiamo di essere in un luogo diverso dal solito; non ci sono auto o scooter, giusto qualche bicicletta che cerca di farsi strada con un vocale “pi-pi”. Una fitta rete di viuzze strette e assolate fa da cornice al cosiddetto “village”, l’area edificata sulla sottile lingua di sabbia che congiunge le due parti dell’isola. Qui si trovano buona parte dei locali, negozi, ristoranti e alberghi. E’ un trionfo di colori e odori, negozi e fattorini che corrono con il carrello dei bagagli. Lentamente camminiamo verso il nostro hotel, che sinceramente non sappiamo dove sia, ma dubitiamo fortemente di poterci perdere in un fazzoletto di terra.

E’ pieno giorno e il via vai di turisti per le strade, bar e ristoranti è notevole; ma tutto è molto rilassante. Lungo il tragitto veniamo continuamente assillati dal “boat-boat” o “Maya bay” dei barcaroli, che mi sembra dicano quelle frasi in automatico e senza poi troppa convinzione. Raggiungiamo l’albergo in pochi minuti, è proprio al centro di tutto. Dopo una levataccia e traghetto, la cura migliore è un bel telo in spiaggia e un’oretta di sano snorkeling. Phi Phi ha un mare a dir poco strepitoso, con tonalità viste solo alle Similan. Pochi passi e raggiungiamo la baia opposta a Ton Sai, Ao Lo Dalam; uno scenario di una bellezza unica. Un golfo abbracciato da verdi alture che fa da sfondo ad uno specchio d’acqua blu turchese, da lustrarsi gli occhi; la spiaggia forma una semiluna tutta puntellata di piccoli locali e ristoranti che immagino alla sera daranno il meglio di loro. Il sole ancora molto alto crea giochi di luce eccellenti con il mare, evidenziandone le variazioni di colore in modo sbalorditivo. Il fondale invece non riserva altrettante sorprese, ormai provato dal passaggio dello tsunami, ma a mio avviso anche dal continuo passaggio di motoscafi e long tail boat. Mi giro un attimo verso la costa provando ad immaginare una Phi Phi Island negli anni ’80; sicuramente un paradiso naturale. Ora il senso di oppressione da costruzione è inevitabile, soprattutto dopo gli eventi drammatici del 2004; ma comunque sono riusciti a limitarne lo sfruttamento, anche grazie al fatto che oltre non possono andare, il mare non è edificabile. Decidiamo di rilassarci su questa spiaggia per tutto il pomeriggio, domani con calma affitteremo una barca e ci lanceremo alla visita di altre spiagge. Un paio d’ore di dormi veglia e sorpresa delle sorprese, ma dov’è finito il mare della baia? La marea nel pomeriggio trasforma Ao Lo Dalam in una grande spiaggia asciutta, fatta di massi e coralli affioranti. Le barche in secca ne fanno un paesaggio quasi apocalittico, ma gli specchi d’acqua rimasti creano degli effetti ottici davvero fotogenici. Tutta la baia al pomeriggio va in secca, per poi tornare alla normalità a metà mattinata e in tarda serata. Facciamo i bagagli e torniamo verso l’hotel, non senza notare come il molo di Ton Sai sia gremito di tour e traghetti che stanno lasciando l’isola. Le stradine infatti ora sono magicamente sgombere e i commercianti più rilassati quantificano il quotidiano tsunami di turisti mordi e fuggi. Giusto il tempo di una doccia e ci ributtiamo in strada; i colori della sera sono più tenui dando una veste più familiare al “village”; anche il profumo dei fiori tropicali scivola lungo le piccole viuzze. I tanti centri sub, tutti affidati a biondi istruttori, provano ad accalappiare qualche cliente per la giornata a venire, ma sempre col sorriso in viso. Perché davvero qui lo stress non esiste e credo sarebbe un dramma se venisse introdotto. Ci fermiamo a mangiare in un ristorante lungo la Hat Hin Khom; il menù è sempre lo stesso in tutta la Thailandia, ma è in fondo sempre buono e semplice. Un po’ di riso con frutti di mare e un bel “king fish” accompagnato da baked potato; sullo sfondo la sagoma di Phi Phi Leh è come la ciliegina sulla torta. Ma la sera a Phi Phi non finisce, come invece capita in altre isole, dopo la cena; il piccolo villaggio, come un camaleonte, cambia pelle in base alle ore del giorno.

Al mattino accoglie la moltitudine di turisti con souvenir e magliette, la sera si trasforma con i suoi lounge bar e ristoranti, alla notte i pub e i bar in spiaggia intrattengono chi ha deciso di soggiornare sull’isola. Ed è una sensazione strana, perché dopo qualche giorno di permanenza a Phi Phi non ti senti più ospite, ma un suo cittadino; ti danno fastidio le frotte di turisti quotidiani e non vedi l’ora che il traghetto delle quindici li rispedisca tutti da dove sono venuti. E’ un po’ come una seconda casa da villeggiatura; Phi Phi ha qualcosa di magico, di magnetico che ti lega subito a lei e difficilmente ti lascia ripartire. E’ un luogo davvero dai mille contrasti, dagli aromi non sempre pregiati in alcuni momenti della giornata, dalla natura ormai violentata, ma l’isola l’ami comunque e più passano i giorni e più sogni di rimanerci a vivere per sempre. Il mattino presto ha davvero l’oro in bocca; l’isola si rimette in moto e l’odore delle colazioni dei chioschi inonda le strette stradine. I barcaroli tirano le ultime martellate ai motori delle long tail boat, manco fossero bacchette magiche. Diamo fiducia ad un tour collettivo su un barcone, forse per un senso di maggiore organizzazione; è un tour pomeridiano che dovrebbe toccare alcuni punti per fare snorkeling e soprattutto fare l’escursione alla famosa Maya bay. Ammetto di essere abbastanza prevenuto per i tour di gruppo, per non parlare delle mini crociere con cinesi annessi. I punti toccati sono i più turistici e, notando altri barconi al nostro fianco, non così esclusivi come i poveri commerciali dell’agenzia viaggi hanno provato a spacciare fino a pochi minuti prima. Approdiamo ad una delle tante Monkey beach (col tempo ho scoperto che ce ne sono almeno tre di spiagge con questo nome, sempre sull’isola di Phi Phi Don), proprio a ridosso del pier di Ton Sai. Simpatiche scimmie, oramai veramente abituate alla presenza umana, si dilettano tra i rami della fitta giungla che si tuffa nel mare; ce ne sono ovunque evidenziando comunque quanto dovesse essere selvaggio il Mar delle Andatane prima dell’avvento dell’uomo “distruttore”. Qualche scatto e ripartiamo diretti verso Phi Phi Leh; una breve visita alle grotte dei pescatori e finalmente la nostra barcona si lancia dentro un piccolo golfo tra due faraglioni. Un mare di cristallo, pieno di pesci e coralli; che meraviglia. Ci armiamo di maschera e boccaglio e via, andiamo a fare conoscenza con i tanti “Nemo” della Thai; un inserviente del tour ha la giusta idea di gettare un po’ di frutta e pane in mare, dando inizio ad un valzer di centinaia di pesci che a branchi si avventano sul cibo. Da dentro l’acqua lo spettacolo è notevole, amplificato al massimo; un sogno. Ultima tappa degna di nota, l’attraversata della foresta fino a Maya bay; mi aspettavo qualcosa di più, il percorso infatti è di pochi minuti e ormai stra battuto da tutti i turisti. Lo shock che però si prova appena la vegetazione finisce e si apre la baia di Maya è tanto; sia per la bellezza sia per la moltitudine di gente che affolla l’esile spiaggia.

Mi aspettavo qualcosa si più intimo, esclusivo. Invece devo trovare spazio tra una partita di calcio in spiaggia e una comitiva di cinesi chiassosi; non capirò mai perché anche a terra non si liberino del giubbotto di salvataggio. Sembrano infatti tanti alieni arancioni su un lembo di soffice sabbia bianchissima; immagino che porcheria di fotografie verranno fuori. Forse la meta più ambita si è rivelata come la vera delusione del tour; già in ombra nel primo pomeriggio, con la piccola e deliziosa baia stra affollata di motoscafi e lance, senza parlare della spiaggia che mi meraviglio non sprofondi dato il numero di persone presenti. Peccato. Veniamo ripagati da uno splendido tramonto lungo il tragitto di ritorno. Affoghiamo la nostra delusione in un grandioso aperitivo al “Carpe Diem”, un locale davvero unico perché appollaiato sopra ad un albero. E così sorseggiando uno shake di frutta fresca ci godiamo sdraiati sull’albero un magnifico tramonto tropicale. Grandiosa colazione a base di yogurt, miele, marmellata, the verde e frutta; non è dello stesso avviso la cameriera che insiste per portarci del bacon o delle uova fritte. Per me le vacanze in Thai sono un’ottima occasione, e ormai un annuale appuntamento, per depurarmi dalle tossine accumulate al lavoro, ma anche per seguire un regime alimentare davvero light. Pasta non ce n’è, se non per il riso, pane neppure, le salse le evito a priori; perfetto, quindici giorni di frutta, frullati, pesce fresco e riso al vapore. Altro che beauty farm! Evitiamo accuratamente tutti i tour di gruppo proposti ad ogni angolo di strada e diamo fiducia ad un intraprendente barcaiolo; lo prenotiamo per tutto il giorno con circa duemila baht. Iniziamo a girare in senso antiorario, in modo da evitare accuratamente le maree che ci impedirebbero poi di ripartire con la barca. Inanelliamo spiagge da sogno, con soste di un paio d’ore in ognuna. La prima è Hat Rantee, splendida e solitaria; una lunga striscia di sabbia bianca lambita da fitta vegetazione e da un mare indescrivibile. Data la folla nel village avevo sinceramente paura di quante persone avrei trovato su questa spiaggia, un po’ la più vicina di quelle non raggiungibili a piedi. Ma mi accorgo che anche se la Thai è una meta economica, gli stessi turisti risparmiano anche sulle escursioni rimanendo in spiaggia nella Ao Lo Dalam; che spreco. Mi guardo in giro e faccio fatica a contare cinque persone oltre noi; non ci sono ristoranti, bagni o altro. Trovo giusto un chiosco che ha qualche bottiglia d’acqua calda, nulla di più; il ragazzo si offre di arrampicarsi su una palma e darmi un paio di noci di cocco, ma lo scoraggio già pensando di doverlo poi portare al primo pronto soccorso. Ripartiamo e in pochi minuti approdiamo, quasi come due naufraghi, nella baia di Ao Lo Bakao; il livello di bellezza qua sale ancor di più, ma anche la gente. Ovvio, ci troviamo nella spiaggia del resort “Phi Phi Island Village”, veramente bello. Cominciavamo ad abituarci alla solitudine, che inizialmente spaventa, ma poi diventa una droga naturale; meglio allora altri lidi più appartati. Doppiamo il capo nord di Laem Thong intravedendo sulla costa i rinomati e costosi resort, ma non li invidio; perché Phi Phi è bella per la sua alternanza di divertimento e di isolamento. In questi resort invece si è sempre e comunque legati al trasporto in barca per poter tornare alla vita di paese.

L’ultima spiaggia su cui ci fermiamo è Nui beach, una perla davvero unica; a poca distanza da Ao Lo Lana, Nui è una piccola caletta isolatissima con una spiaggia fatta di borotalco. I fondali antistanti sono un continuo alternarsi di tonalità turchesi e smeraldo, pieni di coralli e pesci tropicali. Peculiarità di questa spiaggia, avere il tramonto proprio davanti; infatti per l’orientamento delle spiagge di Phi Phi, è quasi impossibile trovare una spiaggia che permetta di vedere il Sole mentre s’immerge nel caldo mar delle Andamane. Rimaniamo fino al crepuscolo, complicandoci la vita nel rientro sulla barca, visto che la marea ha reso il primo tratto di mare un giardino di coralli asciutti; in poche parole una via crucis per i piedi. Ormai cotti a puntino ci orientiamo per la cena serale al “Cosmic”, dove oltre ai classici piatti thai si può gustare un’ottima pizza; dopo quasi due settimane di pesce e riso, assaporare una margherita sembra quasi un sogno. Anche se sinceramente, quando viaggio all’estero, evito per principio di portarmi dietro i piatti italiani. E’ una cosa che non concepisco, ma molto diffusa, vedere turisti del Bel Paese a Phuket fare la fila in costosi ristoranti italiani; ma del resto ognuno deve organizzarsi la vacanza come meglio crede. Dopo cena è uno spasso vagare tra le vie animate da pub colmi di turisti nordici e improvvisate discoteche sulla spiaggia; così tra un succo di frutta e un po’ di musica si fa tranquillamente notte. Che relax. Mi giro verso il mare e la suggestiva baia di Ao Lo Dalam riflette le luci del village; un paradiso. Oggi ci svegliamo prima, dobbiamo correre al pier a recuperare due cari amici con i quali siamo riusciti a collimare due giornate qui a Phi Phi; alloggiano a Phuket e sarebbe stata un’eresia non dormire almeno una notte in questo luogo fuori dal tempo. Il molo è già arrovellato dal sole e soprattutto affollato dal sali e scendi dei turisti sui traghetti. Giusto il tempo di fargli lasciare il bagaglio in hotel e cerco (o sarebbe meglio, provo a selezionare) una long tail boat per tutta la giornata; poche minuti di contrattazione sul prezzo e via tutti a bordo. L’intenzione è di fargli vedere qualche hot spot degno di Phi Phi; iniziamo a Monkey Beach, quella situata dentro Ao Lo Dalam. Questa di scimmie ne annovera davvero poche, ma come fondali fa paura. La sabbia color borotalco, i colori vividi dei coralli e soprattutto l’abbondanza di pesci fa rivivere in loro il viaggio in Polinesia; mi viene allora da pensare come rimarranno il giorno che effettueranno l’escursione alle Similan Islands. Il mare è abbastanza mosso oggi, ma dalle barche che ci sorpassano direi che forse il nostro “timoniere” è davvero alle prime armi; imbarchiamo acqua ovunque e ogni onda potrebbe sembrare l’ultima, ma la buttiamo sul ridere anche perché stiamo davvero circumnavigando l’isola. Il lato nord, per fortuna, è maggiormente riparato e ci permette di raggiungere Bamboo Island; non ci ero mai stato prima e davvero mi ero perso qualcosa di notevole. Un piccolo atollo ammantato di fitta vegetazione tropicale fa da sfondo ad un mare incredibile sia per i colori che per la ricchezza di ospiti.

Sembra una ripetizione, ma mano a mano che si gira si scoprono luoghi sempre più affascinanti. In pochi minuti di camminata dal nostro trionfale sbarco, riusciamo a trovare un angolo abbastanza appartato e riservato. Spiaggia finissima, silenzio e un mix di colori smeraldo e turchese del mare; sullo sfondo la baia di Phang-Nga rende il tutto quasi un miraggio. Purtroppo il sogno dura un’oretta, giusto il tempo di vedere arrivare tutti i tour organizzati; un’invasione cinese degna di un film di guerra. Capiamo che siamo di troppo e per evitare che ci rovinino le immagini idilliache salpiamo di fretta. Ultima tappa in questo ideale giro tra i luoghi più scenografici di Phi Phi, la spiaggia di Ao Lo Bakao; ma la marea comincia a rivelare il fondale rendendo difficoltoso l’approccio alla costa. Poco male, faccio un cenno al “comandante” e gli faccio far rotta verso l’adiacente Hat Phak Nam. La sua spiaggia non è grande, ma tremendamente rilassante; il piccolo Phi Phi Relax Resort che la occupa ha un impatto visivo bassissimo; piccole bungalow in paglia e legno si miscelano splendidamente con la lussureggiante vegetazione. La truppa mormora e ha fame; un piccolo ristorante ci permette un degno ristoro dopo mezza giornata passata a cavalcare flutti e a farci baciare dal sole. Il tempo vola, ma mi accorgo ogni giorno che passa di come sole, libertà, bellezza della natura e costo della vita basso siano il miglior elisir di lunga vita. Ma noi siamo masochisti e giustamente torneremo presto a casa per ricollocarci silenziosi nell’enorme ingranaggio della realtà quotidiana. Serata passata a scherzare e ridere al ristorante Ton Sai; compagnia eccellente, cibo per una volta invece senza infamia e senza lode. Ma il vero divertimento lo riserviamo per l’Apache Bar, una vera istituzione a Phi Phi; artisti che giocano con il fuoco, musica e balli in riva all’Oceano Indiano. Non capisco perché un simile modello di intrattenimento non possa essere esportato anche a Rimini, dove invece la spiaggia alla sera resta off-limits. Decidiamo di anticipare il risveglio mattutino, voglio portarli a vedere Maya Bay a Phi Phi Leh, ma desidero evitare l’esperienza da “ferragosto romagnolo” dell’altro giorno o dell’anno scorso. Giriamo un po’ nel village cercando di indovinare un timoniere adeguato; vedo un ragazzino intraprendente e decido di dargli fiducia. Dovrà volare verso l’isola gemella e poi tornare in tempo all’ora di pranzo in modo da permettere ad Andrea e Sara di ritornare in traghetto a Phuket. Fedele come un soldatino e pazzo come il tenente Dan di Forrest Gump, inizia a bucare le onde con la sua long tail boat; ricordo che il nome altisonante della barca in realtà corrisponde né più né meno ad una scialuppa di legno con il motore di un camion appoggiato sul retro, alla faccia della sicurezza. Resta il fatto che ci porta in un batter d’occhio alla spiaggia forse più pubblicizzata della Thailandia; con immenso piacere noto che è praticamente deserta. Per la prima volta posso ammirarla, fare pace con la delusione che più volte mi ha dato. E’ davvero splendida, avvolta in una baia ricchissima di vegetazione, con uno specchio d’acqua cristallina. Poche altre lance affollano la piccola spiaggia, un sogno questa privacy. Qualche foto di rito e via a sondarne i fondali; noto con piacere la presenza di qualche innocuo cagnetto, ma soprattutto constato la presenza di numerose piccole meduse.

Queste, chiamate dai locali ice fish per la loro somiglianza a cubetti di ghiaccio con sopra un “occhio” marrone, non sono in effetti urticanti anche se nuotare e vedersele attorno quando s’immerge la maschera non è proprio il massimo della vita. Una bella nuotata che taglia la baia in due, quanto basta per raggiungere l’altra piccola spiaggia di Maya Bay; più appartata e soprattutto con il sole dritto a noi. Trascorriamo alla fine un paio d’ore davvero da principi, con la baia quasi solo per noi; ma come tutti i sogni, la sirena di un traghetto colmo di tanti giubbotti arancioni in movimento preannuncia l’ennesima e puntuale invasione. In un’ora la spiaggia svanisce sotto le prue di lance e motoscafi, mentre la soffice sabbia bianca viene oscurata da centinaia di bagnanti. Capiamo che, come in altre spiagge, per evitare di trasformare una bella visione in una cocente delusione, molliamo gli ormeggi. Lasciamo una lauta mancia al devoto timoniere che ci ha permesso di avere un vantaggio cospicuo sulla folla di “selvaggi” in arrivo; non l’avessi mai fatto. L’euforia del giovane capitano si riversa sulle potenzialità della sua lancia, facendola assomigliare di più ad un hovercraft; letteralmente planiamo fino al pier, in tempo perfetto per il traghetto. Con malinconia salutiamo gli amici, ma già pensiamo che questo arrivederci presuppone una quasi fine anche della nostra permanenza in Thai. Domani traghetto su Phuket e poi volo verso Bangkok dove resteremo qualche notte. Non so se a volte sia meglio non partire per evitare poi il distacco da questi luoghi idilliaci; ma poi penso che è meglio avere la malinconia di ripartire anziché il rimorso di non aver mai viaggiato. Ci godiamo l’ultimo tramonto al vistapoint, o quantomeno penso lo fosse. E’ il secondo anno che provo a raggiungerlo, visto che è davvero una bella passeggiata che parte dal centro del village e s’inerpica lungo la collina. La fitta vegetazione e la mancanza di indicazioni rendono una potenziale scampagnata in una reale caccia al tesoro; ci mettiamo in scia di una coppia di russi, vedendo l’intraprendenza dell’uomo. Infatti riusciamo a raggiungere un’altura priva di vegetazione da dove si gode di una splendida vista sulle due baie e al tempo stesso su Phi Phi Leh. Meraviglioso, il giusto coronamento ad un soggiorno da sogno.

  giottoGiotto

 

   
   
 
informazioni
Per guidare un autoveicolo è necessaria la patente internazionale, mentre la guida è a sinistra come nel Regno Unito. Bisogna informarsi molto bene con la propria assicurazione in merito alla copertura nel caso si noleggi uno scooter in Thailandia. Il fuso orario rispetto all'Italia è di +6 ore.
cosa vedere - cosa fare

Il primo errore da evitare è quello di fare un mordi e fuggi a Phi Phi Don; molte agenzie organizzano tour che alla sera lasciano l'isola. Proprio dopo il tramonto Phi Phi Don regala l'atmosfera migliore con i suoi ristoranti in riva al mare e i suoi locali in spiaggia. Durante il giorno è consigliato affittare una long tail boat, evitando le affollate spiagge di Ton Sai Bay e di Loh Dalam Bay. Meglio orientarsi per le isolate e splendide Ran Tee Bay e Loh Bagao Bay al mattino (al pomeriggio la marea le lascia in secca); al pomeriggio la piccola Nuy Bay è ottima per godersi il tramonto. L'isola gemella di Phi Phi Leh invece offre la tanto pubblicizzata Maya Bay (vista nel film "The Beach"), molto bella ma eccessivamente affollata anche per una sola foto. Se la si volesse visitare meglio partire di prima mattina con una barca privata, anticipando quindi di un paio d'ore i tour organizzati. Da non perdere, a nord est di Phi Phi Don, la meravigliosa BAMBOO ISLAND, un'isola paradisiaca per i colori e il mare.

Cosa Leggere

Esistono numerose guide cartacee sulla Thailandia. La mia scelta è caduta sull'edizione Lonely Planet - Isole e spiagge della Thailandia che, snellendo il tomo tradizionale, include solo le località di mare oltre a Bangkok. Devo dire, a dispetto di edizioni su altri Paesi, che è ben fatta, ricca di informazioni e indicazioni. Consigliata.

 
Clima

Il clima è caldo tutto l’anno, con punte massime durante i mesi di aprile e maggio; il periodo migliore per visitare il Mar delle Andamane va da GENNAIO fino a tutto marzo. Sono abbondanti le precipitazioni nella stagione che va da maggio a novembre, soprattutto in luglio ed in agosto quando sono possibili forti acquazzoni.

dove dormire - quanto soggiornare

Quanto stare a Phi Phi? Tutta la vita. Una settimana è comunque necessaria per poter entrare nella mentalità del "village". La disponibilità di camere non è elevata, soprattutto dopo il disastro dello tsunami del dicembre 2004. Gli alloggi sono situati in prevalenza nell'istmo di sabbia al centro dell'isola, chiamato anche "village". Ci sono camere per tutte i budget, anche se sono ormai scomparsi del tutto i classici bungalow in legno. Io ho alloggiato nel primo viaggio al Palm Tree Resort, ottima struttura situata in fondo alla via (sempre che così possa chiamarsi) principale di Phi Phi Don. Le camere sono ampie, moderne e silenziose; ottima la colazione servita a bordo piscina. Nel secondo viaggio invece siamo stati dirottati sull'ANDAMAN LEGACY RESORT, più defilato rispetto al centro, ma comunque a pochi passi da tutto. Buona struttura, pulita, ma preferisco la prima location. In alternativa si può optare per le strutture site a nord dell'isola; alcune di queste sono resort di lusso, destinati a chi desideri più tranquillità. Hanno a mio avviso lo svantaggio di essere dipendenti esclusivamente dalle long tail boat se volessero andare al porto di Ton Sai Bay, e non è poco per Phi Phi.

 
photo gallery
Non esiste fotografia che possa racchiudere le senzazioni, gli aromi, i suoni o i colori di un preciso istante; ma in ogni viaggio è sempre emozionante cercare di imprimere in pochi millimetri di silicio tanta bellezza.
Bamboo Island - Thailand
Bamboo Island - Thailand
Phi Phi Leh e Phi Phi Don - Thailand
Phi Phi Leh e Phi Phi Don - Thailand
Ran Tee Bay, Phi Phi Don - Thailand
Ran Tee Bay, Phi Phi Don - Thailand
Ran Tee Bay, Phi Phi Don - Thailand
Ran Tee Bay, Phi Phi Don - Thailand
Ton Sai Bay, Phi Phi Don - Thailand
Ton Sai Bay, Phi Phi Don - Thailand
Bamboo Island - Thailand
Bamboo Island - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Nui Bay, Phi Phi Don - Thailand
Nui Bay, Phi Phi Don - Thailand
Tonsai, Phi Phi Don - Thailand
Tonsai, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Bagao Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Dalam Bay, Phi Phi Don - Thailand
Loh Dalam Bay, Phi Phi Don - Thailand
Maya Bay, Phi Phi Leh - Thailand
Maya Bay, Phi Phi Leh - Thailand
Panorama, Phi Phi Don - Thailand
Panorama, Phi Phi Don - Thailand
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