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Sedona - Holy Church, Arizona - USA
United States of America flag Arizona | USA

Sedona and
Oak Creek Canyon

 
Latitude - 34° 52' 22'' N
Longitude - 111° 45' 40'' W
 
"ariadiamus late
ariadiamus da
ari a natus late adua"
enya
   
september 2006

sedona, nel vortex della new age

soundtrack: Dust in the Wind, Kansas - 1977
 

Chapter

Usciti da Montezuma Wells o si ritorna all’imbocco di Montezuma Castle, in una mezz’oretta di strada, oppure c’è una scorciatoia che però viaggia su un leggero sterrato. Ovviamente opto per la seconda ipotesi, tra l’entusiasmo “dilagante” di Barbara. Tornato sulla highway riesco a perdermi invertendo il numero delle uscite, direi che da caso umano sto retrocedendo a caso clinico. Con un po’ di pazienza riesco ad individuare la giusta “exit” e imbocco la US179, classificata come “scenic route” e considerata una delle più suggestive di tutta l’Arizona. Dopo poche miglia ci troviamo immersi in una piccola Monument Valley, fatta di rocce rosse che affiorano dalla fitta boscaglia circostante. Il primo “butte” che incontriamo è Bell Rock, una specie di collinetta molto suggestiva. Decidiamo subito di fermarci a rubare qualche scatto; è veramente troppo bello il contrasto tra il rosso della roccia e il blu cobalto del cielo. Ovviamente il parcheggio del vista point risulta gremito di gruppi di turisti, che tra di loro chiedono cortesemente di fargli una foto. Arriva il mio turno e gentilmente una ragazza si presta ad immortalare me e Babi con Bell Rock alle spalle. Ma mentre mi lancio nel classico sorriso plastico, già sono cosciente che nella foto apparirò o con le gambe troncate a metà tibia, oppure saremo tutti inclinati, Bell Rock compreso. Riprendiamo il nostro viaggio, manca ormai poco al centro di Sedona, quando sulla destra, sul pendio della montagna, si erge in tutta la sua stranezza e imponenza la chiesa di Holy Cross. Una struttura che inserita in un contesto naturale così meraviglioso assume un fascino tutto suo. La chiesa è proiettata verso l’alto ed è avvolta da una musica new age che proviene da piccole casse ai lati della minuscola navata; sicuramente un modo alternativo di proporre un luogo sacro. La vista è meravigliosa dal piazzale antistante la cappella, permettendo di vedere tutta Sedona e la vallata.

Pochi minuti ancora e raggiungiamo il nostro hotel, non senza aver ovviamente sbagliato la fermata nonostante il gps; sono un caso disperato. Bella struttura questo Comfort Inn; camere spaziose e senza il classico odoraccio dei motels americani, area colazione molto accogliente e calda, saletta relax con due bei terminali internet a disposizione della clientela. La posizione è eccellente, in pochi minuti infatti raggiungiamo il “centro” di Sedona, sempre che di centro si possa parlare. Sto parlando della piazza commerciale di Tlaquepaque, in pratica un piccolo groviglio di viuzze intervallate da sculture e fontane, con sotto i portici una miriade di negozietti che spaziano dall’arte ai souvenir; il tutto in stile pseudo messicano che fa felici tutti i turisti disposti ad alleggerirsi un po’ il portafoglio. Siamo in vacanza, una passeggiata tra vetrine è comunque rilassante. Ma la sera comincia a prendere il sopravvento, partiamo alla volta del “vortex” nei pressi dell’aeroporto. Cos’è un vortex? Sedona nasce, così gli agenti immobiliari raccontano, attorno a dei nodi di energia sparsi tra le montagne e colline della vallata. In questi punti si raccolgono all’alba e al tramonto i santoni e i seguaci della filosofia new age, in una silenziosa adorazione del sole, nella speranza che i primi e gli ultimi raggi infondano l’energia per vivere. Tutta suggestione penso. Arriviamo nei pressi dell’aeroporto, dove l’accalcarsi di macchine in un parcheggio mi fanno sorgere il dubbio che abbiamo raggiunto il vortex. Noto subito come ogni sosta a Sedona necessiti di un Red Rock Pass, una specie di ticket giornaliero essenziale per vedere, camminare o sostare nelle aree più famose di Sedona. E via, cinque dollari e passa la paura. Iniziamo a camminare e ci accorgiamo subito che il vortex, ovviamente, è in cima ad una ripida collinetta fatta di roccia viva rossissima. In pochi secondi arrivo in vetta, scettico e un po’ irridente di questo filosofia un po’ troppo commerciale.

La sommità è costituita da una grande piastra di roccia con al centro una piccola pianta che, contorta su stessa, cresce rigogliosa tra una fenditura della pietra. Un piccolo miracolo, quasi una dimostrazione di come la vita possa esistere anche in un terreno impervio come questo. Il silenzio è assoluto, nessuno si permette di parlare o di disturbare; una manciata di persone sono rivolte ad ovest, sedute con le gambe incrociate, tese a rubare ad occhi chiusi gli ultimi tepori del sole. Sarà la suggestione, ma in cima l’atmosfera è strana, quasi surreale; una leggera brezza assomiglia quasi ad un respiro della terra e il silenzio quassù sembra una dolce melodia. Mi siedo anche io, lasciando un po’ dell’arroganza ai piedi della collina. Il paesaggio è meraviglioso, con le ombre lunghe delle colline proiettate sulle rocce rosse della vallata. Ti verrebbe voglia di passare qua la notte da quanto è bello e da quanta pace regni intorno. Voltandomi riesco a scorgere su una collina adiacente, ma lontana, una persona anche lei in devota adorazione del sole; una città paralizzata dal tramonto, da non credere. Mi viene in mente Key West in Florida, dove la “sunset celebration” ogni sera blocca tutto, traffico, negozi e turisti. Tutti in devota adorazione del sole che si tuffa nel mare. Rimaniamo lì fino a che il buio non prende il sopravvento, ma ce ne andiamo abbastanza provati; gli States riescono sempre a stupirmi con i loro paesaggi e la loro doverosa atmosfera. Ma è ora di andare a mangiare e qui Sedona offre la scelta migliore di tutta l’area; su consiglio di una ragazza al tuorist office optiamo per il cibo messicano della “Javelina Cantina” un bel locale a poca distanza dal nostro hotel. Buon cibo, ma soprattutto ottimo margarita! Piano piano stiamo entrando nello spirito del viaggio, stiamo lentamente entrando nel ritmo del southwest, con i suoi colori, aromi e atmosfere. Era quello che volevo ed è quello che sto trovando. Ma il fuso orario è come una spada di Damocle, è sempre sopra le nostre teste; andiamo allora subito a letto cercando di rimodularci sul fuso americano. Riapro gli occhi veramente riposato, ovviamente ad un fisico come il mio cosa ci vuole per adeguarsi a nove ore in meno? Un giorno è anche troppo. Apro le tende per vedere se sarà soleggiato come ieri, ma la tenda era già aperta; fuori è buio. Ma che ora è? Sono le quattro e mezzo del mattino, altro che fisico bestiale, sono più scombussolato del previsto. Per fortuna noto come la Barbara dorma profondamente, beata lei. Ma adesso che faccio fino alle otto? Manca un’oretta all’alba, perché non andare su quella collinetta di ieri sera a vedere il sole sorgere? Pazzesco penso, ma intanto mi vesto facendo attenzione di non svegliare la morosa; lei con un occhio semisbarrato mi chiede dove vada e al tempo stesso scuote la testa dicendo che con me non ci sono più speranze. Bell’incoraggiamento, ma parto lo stesso.

Intanto fuori il buio comincia a sfumare, io faccio rotta su un punto panoramico posto a metà della strada panoramica Schnebly Hill Road; peccato che questa non sia solo sterrata, ma sia una vera e propria sassaia. Lentamente arrivo al suo vista point mentre i primi raggi cominciano a perforare la cortina di monti di Sedona; sorpresa, due macchine con delle ragazza sono lì macchina fotografica alla mano. E pensare che credevo di essere l’unico pazzo della valle. La vista è bella, ma defilata; meglio puntare al vortex di airport road, quella della sera precedente, per intenderci quella che avevo affrontato con molta supponenza per poi rimanere in devoto silenzio alla sua sommità. Anche qui noto alcune macchine parcheggiate; vuoi che ci sia gente alle cinque e tre quarti? Mi arrampico con notevole fiatone, la mattina la pressione è più bassa e in Arizona l’altezza media è sempre intorno ai 1500 metri, mica poco per uno che vive in riva al mare. Sulla collina ci sono già un paio di signore, questa volta orientate ad est. Quattro ragazza prima, due ora… di uomini ne ho visti veramente pochi in questi luoghi. Ma giusto pochi minuti per sistemare la macchina fotografica e lo spettacolo si apre; i raggi cominciano a colpire a caso le sommità delle rocce nella vallata, accendendole di colori arancio. Stupendo! Decido di farmi un pezzo di un piccolo trail, alla ricerca di nuovi colori e prospettive; ma una coppia di serpenti a sonagli, attraversandomi il passaggio, mi ricordano come lo stupore non debba prendere il sopravvento sulla prudenza; in fondo sono io l’ospite e loro i padroni di casa. Faccio rotta verso l’albergo, non vorrei la Babi mi desse per disperso già dopo un giorno di viaggio. E poi in mattinata dobbiamo andare a Cameron, attraversando l’Oak Creek Canyon; oggi abbiamo parecchio da macinare. A malincuore facciamo un giro veloce al Crescent Moon Ranch per rubare un paio di scatti di Cathedral Rock Valley; un’altra giornata piena a Sedona ci stava bene, troppe le cose da vedere e soprattutto l’atmosfera da vivere. Riorientiamo la prua della nostra Ford Explorer e ci mettiamo in marcia, attraverso la Coconino National Forest. Il paesaggio circostante è quello tipico di montagna e anche la temperatura non è da meno; in poco tempo saliamo oltre i duemila metri e il profumo di conifere ci investe completamente. Seguiamo il corso del fiume, intravedendo anche lo Sliderock State Park, una specie di parco divertimento naturale dove gli scivoli sono costituiti dalla roccia liscia del fiume; certo che l’acqua non deve essere un gran che fresca.

Il percorso scivola via veloce e in meno di un’ora da Sedona raggiungiamo la sommità di Oak Creek, dove un piccolo rifugio accoglie tutti i visitatori intenti a rubare qualche immagina della vallata. Immancabili nel parcheggio ci sono tutta una fila di banchetti di mercanti indiani intenti a vendere la merce più disparata: dalla collana ricordo alcappellino “hike”, dall’arco con le frecce agli acchiappa sogni indiani. Il paesaggio è suggestivo,quasi sembra di toccare le nuvole per quanto scorrano basse. Queste creano degli effetti stupefacenti sullaforesta sottostante, creando dei grandi ovaliChapter scuri sulla vastità verde chiaro delle conifere; certo che la natura quando vuole stupire lo fa nel modo più sorprendente possibile. Ma è già ora di ripartire, Page è ancora molto distante.

  giottoGiotto

 

   
   
 
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Sedona - vortex sunrise, Arizona - United States of America
Sedona - vortex sunrise, Arizona - USA
Sedona - Holy Church, Arizona - United States of America
Sedona - Holy Church, Arizona - USA
Sedona - vortex sunrise, Arizona - United States of America
Sedona - vortex sunrise, Arizona - USA
Sedona - vortex sunset, Arizona - United States of America
Sedona - vortex sunset, Arizona - USA
Sedona - Bell Rock, Arizona - United States of America
Sedona - Bell Rock, Arizona - USA
Sedona, Arizona - United States of America
Sedona, Arizona - USA