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Etosha Nat Park - Namibia
Namibia flag Namibia

Etosha
National Park

 
Latitude - 18° 49' 34'' S
Longitude - 16° 59' 24'' E
 
"Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha gia' creata"
Albert Einstein
   
september 2008

etosha, emozione selvaggia

soundtrack: redhead girl, air - 2007
 

ChapterSembra lontano il giorno che atterrammo in Africa; da quando ci perdemmo nel parcheggio dell’aeroporto sono trascorse pressappoco due settimane, piene di emozioni, colori e panorami. Viaggiare in solitaria, esclusivamente su sterrati o mulattiere, con esigua copertura telefonica e una semplice cartina stradale come aiutante, credo sia un’esperienza che rende orgogliosi. Ci siamo appena messi in marcia, lasciandoci alle spalle la Ugab Valley e il Bambatsi Lodge, non prima di aver effettuato una colazione a metà strada tra il namibiano e il tedesco; carne di facocero essiccata faceva bella mostra a fianco del pane di segale e uova di struzzo strapazzate; per uno come me abituato a fette biscottate, marmellata e tè verde, direi che è una gran prova di volontà. La nostra casa nei prossimi giorni sarà il parco nazionale Etosha, senza dubbio l’attrazione principale di tutta la Namibia. E infatti ci accorgiamo che le strade, in questa parte di Paese, sono tutte perfettamente asfaltate, segno che l’alta affluenza turistica ha richiesto migliorie logistiche. In effetti si è passati dalla meravigliosa solitudine del sud, fino ad un accenno di traffico dell’Etosha; si cominciano a vedere piccole carovane di camper o pullman pieni di turisti. L’immenso parco Etosha, interamente recintato per evitare l’uscita della sua preziosa fauna, ha la caratteristica di avere al suo centro un immenso “pan”, un lago asciutto che misura circa 140 km per 80. Questa immensa depressione si riempie nei periodi di dicembre e gennaio grazie alle piogge, ma il livello dell’acqua non raggiunge che qualche centimetro. Tutti gli altri mesi dell’anno è come un deserto salato, costituito da terra arsa dal Sole; curioso è il fatto che la sua alta salinità lo fa brillare fino ad essere visibile nitidamente dallo spazio.

Gli ingressi del parco sono tre, noi entriamo da quello a sud ovest, il più frequentato; l’Andersson Gate si staglia in mezzo alla carreggiata, al centro del nulla. Una ranger annota i dati del veicolo e richiede eventualmente i vaucher di prenotazione degli alloggi interni, se eventualmente la permanenza fosse di più giorni; è un parco abbastanza costoso, se rapportato agli altri ingressi che fino ad ora abbiamo visitato. Appena entrati ci si accorge di essere davvero in un altro pianeta; un silenzio tombale unito all’obbligo di velocità a passo d’uomo dei veicoli rendono il paesaggio quasi sacrale. Poche centinaia di metri e veniamo “investiti” dai primi gruppi di zebre; ormai abituate alle vetture, brucano stancamente a pochi passi dalla strada. Inizialmente sembra di essere vittime di allucinazioni, perché pochi km dopo l’ingresso e ovunque ci sono antilopi, kudu, timide giraffe, zebre, gnu, ma il tutto in numeri da capogiro; ci accorgiamo davvero di essere scesi in un'altra dimensione, di essere noi gli ospiti a casa altrui. La prima tappa è Okaukuejo, ovvero il primo centro ricettivo dopo l’ingresso; un forte di origine tedesca ospita qualche negozio di souvenirs, il visitor center dove si paga l’ingresso e il resort. I posti letto interni al parco sono davvero pochi e solo molta fortuna ci ha regalato quattro notti consecutive al Namutoni, il resort sito al lato opposto del parco, prossimo al Von Lindequist Gate nell’estremo est. L’ultimo potenziale luogo dove si può alloggiare all’interno del parco è Halali, equidistante tra i gate sud-ovest ed est. Espletiamo brevemente tutti gli obblighi di registrazione e, con un po’ di timore ci mettiamo in viaggio. Si, perché la strada che porta dal gate ad Okaukuejo è asfaltata e un po’ animata; invece la porta del forte che ci condurrà fino al nostro Namutoni assomiglia di più ad un salto nel buio, o meglio, ai grandi cancelli di Jurassic Park. Infatti un cartello campeggia all’ingresso con gli orari in cui i tre resort del parco chiudono i bastioni; dall’alba al tramonto restano aperti, poi, se si fa tardi, occorre dormire in auto, visto che è assolutamente vietato scendere dal veicolo. La mia domanda sorge spontanea, e se buco? Infatti va detto che i 130 km che ci separano dal nostro resort sono da fare su una strada polverosa, nel bordo meridionale del pan e alla velocità consentita ci vorranno almeno quattro ore; quattro ore di totale safari in solitaria. Già mi vengono in mente lo sguardo atterrito di mia madre e di mia suocera al solo pensiero di vederci a zonzo dentro un’immensa gabbia popolata da leopardi, rinoceronti e leoni; meglio non pensarci.

Noto che nessuno si lancia con la propria auto alla volta del parco, siamo praticamente gli unici che in quel momento, timidamente, varcano le colonne d’Ercole dell’Etosha. Pochi minuti e ci accorgiamo che la strada è invece tenuta in modo eccellente e come le indicazioni intermedie siano esaustive. Ci tranquillizziamo, il battesimo l’abbiamo avuto appena varcato il cancello; la mappa consegnata in dotazione ai biglietti d’ingresso indica lungo il percorso tutta una serie di pozze artificiali. Immagino cosa possano essere, ma non ho idea di come siano strutturate o organizzate. Pochi km e decidiamo di lanciarci sulla prima area indicata; ovviamente il mio obiettivo è di non perderne nemmeno una, ma questo sicuramente allungherà a dismisura i tempi di percorrenza. Una lapide a bordo carreggiata indica chiaramente la pozza e meraviglia delle meraviglie, ci troviamo in una piazzola al cospetto di un eden faunistico. Poche auto si dispongono entro un’area ben delimitata, mentre a pochi metri un gruppo di elefanti fa il bagno in una piscina naturale; tutto intorno a loro giraffe, antilopi, zebre, iene, gnu, kudu e poi tante altre tipologie di animali mai visti prima d’ora attendono con una pazienza gerarchica il loro turno di abbeveraggio. La quiete è impressionante; noi pochissimi turisti, rispettosi e consapevoli di essere meri spettatori, bisbigliamo o gesticoliamo; da non credere. Una ragazza nella vettura accanto mi guarda e con il dito indica un’acacia poco distante dal laghetto; in effetti il suo compagno è tutto intento a sporgersi dal veicolo con un grosso obiettivo fotografico. Sinceramente non capisco cosa mi stia dicendo, ma aguzzando lo sguardo riesco a distinguere nitidamente un leone che, pancia all’aria, sta dormendo beato all’ombra. Un leone, che fortuna; è un felino non sempre facile da avvistare, perché di giorno riposa mentre alla notte caccia; peccato che dopo il tramonto non ci si possa muovere autonomamente nel parco. Che emozione, finalmente vediamo il re degli animali terrestri; certo che l’avrei immaginato sanguinario e implacabile, un po’ come tutte le sere vedo sul National Geographic; invece assomiglia al mio gatto Ciccio quando dorme, con tutte le zampe disordinatamente all’aria. Se tutte le pozze sono così allora ci aspettano giornate gloriose; rimarrei più a lungo, ma ho paura che attardandomi troppo poi rischio di fare tardi al mio resort.

Iniziamo a zigzagare tra pozze e vistapoint, incantandoci allo spettacolo di queste immense colonne di animali perennemente in movimento; l’immagine di un leggero crinale con centinaia di antilopi in marcia credo la porterò con me per sempre. Esistono tutta una serie di stradine secondarie che permettono di scoprire altri paesaggi meno battuti, ricchi di giraffe o elefanti, animali quindi meno propensi a stare in posa. Poco distante dal resort di Halali imbocchiamo un piccolo sentiero che ci proietta dentro al “pan”; siamo soli in mezzo a questo mare fatto di rugosa terra, dove non si riescono a vederne i margini. E’ un’immagine clamorosa, abbagliante per il forte riflesso del fondo salato; non un rumore, nemmeno un alito di vento; sembra tutto inerte, eterno. Scatto altre foto, ma sono consapevole che sia impossibile immortalare l’atmosfera di un luogo simile. Riprendiamo la via verso il Namutoni, ora percorrendo una piccola via bianca a fianco del pan; mentre sulla “strada” principale si potevano incontrare alcuni veicoli di turisti, in questa zona siamo davvero soli. Pochi minuti e incontriamo sulla carreggiata una elefantessa; è immobile e ci osserva con un fare non tanto amichevole. In quel momento mi tornano in mente i consigli della guida del Twyfelfontein; e infatti mi accorgo che l’atteggiamento ostile del pachiderma è dettato dal fatto che pochi metri dentro al bush, il suo piccolo elefantino sta allegramente imparando a strappare rami. Un veloce colpo di retromarcia e lascio che l’allegra famigliola finisca, senza nostre pressioni, ciò che aveva cominciato; e in effetti in pochi minuti, e senza più barriti intimidatori, ci lasciano passare. Ci accorgiamo che tutte le costose escursioni in compagnia di ranger sono state però molto utili; abbiamo imparato giorno dopo giorno a comprendere i comportamenti di base degli animali, a gestire situazioni che prima di partire non avremmo nemmeno pensato di incontrare. Oramai il nostro resort è in vista; le sue luci contrastano con il paesaggio circostante, ormai avvolto da un inizio di sera. Varchiamo il portone d’ingresso; abbiamo impiegato quasi cinque ore per attraversare l’Etosha, siamo a dir poco a pezzi. Dopo la canonica registrazione al bureau, un inserviente del Namutoni ci fa da “cicerone” all’interno del complesso. Un castello bianco si staglia in mezzo alla savana, con all’interno alcuni negozi, dei bar e un ristorante. A fianco dell’antico forte i turisti possono alloggiare o nell’elegante complesso fatto di capanne in legno e paglia, tutte unite tra loro e la piscina centrale da una serie di pensiline sospese sulla savana; oppure possono optare per un modesto camping, a fianco del parcheggio. Tutto il Namutoni ovviamente è recintato e sorvegliato. La nostra camera è veramente elegante, arredata in uno stile african – chic, con il bagno dotato addirittura di piccolo giardino.

Obiettivamente il tutto mi sembra in un luogo dove l’attrazione dovrebbero essere la natura e i suoi “abitanti”; ma il Namutoni è stato oggetto, pochi anni fa, di profonda ristrutturazione, proprio in concomitanza del concorso di Miss Universo, qui poi tenutosi. A parte il lusso degli alloggi, ciò che davvero rende questo resort unico è un’ala delle mura del forte adibite a vistapoint sul parco; sedersi sorseggiando un drink, mentre il sole s’immerge velocemente nel pan credo non abbia bisogno di commenti. Altra grande peculiarità del Namutoni è la presenza di una enorme pozza sul fianco del castello, che assicura la visione notturna di numerosi animali che con il buio si avventurano alla ricerca dell’acqua. A parte la cura delle camere e delle infrastrutture annesse, il vantaggio principale è quello di alloggiare all’interno del parco, vivendolo ogni minuto della giornata; è come se si diventasse parte dell’Etosha, perché ad ogni ora del giorno e soprattutto della notte, è normale sentire i lamenti delle iene o gli ululati degli sciacalli, oppure il suono cupo e pesante degli elefanti che marciano. E’ stata una giornata veramente faticosa e lunga, ma densa di emozioni e colori; per quanto mi sforzi non trovo elementi negativi in questo lungo viaggio. Ciliegina sulla torta, la cena servita sotto un lenzuolo di stelle e rischiarata da semplici candele; tutte le sere i pochi ospiti del Namutoni vengono accolti tra le mura del forte tedesco, dove vengono allestiti i tavoli del ristorante. Meraviglioso. Prima di andare a dormire facciamo un salto alla reception per opzionare qualche tour organizzato; sinceramente mi aspettavo una scelta più varia, mentre alla fine le opzioni ricadono su dei classici “nature drive” mattutini o pomeridiani. L’unica vera peculiarità è il tour notturno, altrimenti interdetto ai privati. Ormai abbiamo fatto trenta, e quindi spalmiamo sui tre giorni rimanenti un tour diverso dall’altro. Il primo mattino al Namutoni, con il fisico rigenerato da una bella nuotata in piscina e da una colazione faraonica, ha davvero dei colori meravigliosi. Il caldo non è mai opprimente in settembre e la foschia dovuta ad un incendio nel Caprivi Strip sembra ormai essersi dileguata. La visuale è eccellente, così ci mettiamo in marcia in modo autonomo; scegliamo di battere la zona nordest dell’Etosha, più sperduto e isolato. Gli scenari sono più verdi e ricchi d’acqua, il che mi fa un po’ pensare ai potenziali rischi di zanzare malariche; ma di giorno questi problemi non sussistono, essendo insetti esclusivamente notturni. Non incontriamo altri veicoli per ore e infatti la quiete ci ripaga con una scena di due numerosi branchi di elefanti che si incontrano; in lontananza sembravano più a due colonne opposte di camion con rimorchio che semplici pachidermi. Certo che vederne più di trenta tutti insieme è un bel bagno di emozioni. Tutto il Fischer’s Pan si rivela un ottimo palcoscenico naturale; immense praterie orlate di acacie e qualche palma sono totalmente ad appannaggio di elefanti, giraffe, impala e gnu. Per circumnavigare tutto questo “piccolo” pan, tra pazienti attese alle pozze e deviazioni su stradine secondarie, ci mettiamo una giornata intera, rientrando nel tardo pomeriggio ben stanchi. Non poter scendere mai dal veicolo, alla lunga mette a dura prova le nostre articolazioni; ma soffriamo in silenzio e volentieri.

Ormai non c’è più paura di navigare in questo mondo, anzi c’è l’entusiasmo di vedere sempre di più, di osservare e, ove possibile, interagire. Nei giorni seguenti ben presto ci accorgiamo che i tour organizzati dal parco non sono altro che gli stessi giri da noi fatti nei precedenti giorni, ma con la jeep del Namutoni. Peccato davvero, ma la proprietaria del Bambatsi ci aveva consigliato di fare tutto da soli; immaginavo che ci avrebbero portato in aree interdette ai privati, ma non è stato così. L’unica davvero meritevole è l’escursione notturna; accompagnati da un freddo pungente, per la prima volta in due settimane ci troviamo stipati in una jeep scoperta. Il fastidio che si prova nel tornare a contatto col genere umano è immenso; mi accorgo che la pazienza di aspettare un leone per ore ad una pozza non è nulla in confronto agli eccessi dei turisti in comitiva. La fortuna ci assiste e riusciamo a vedere un branco di rinoceronti neri; sono massicci e molto schivi. Un esemplare dorme beatamente sul ciglio della strada incurante della nostra jeep, e dei flash delle macchine fotografiche, a pochissimi metri di distanza. La luna piena illumina tremendamente tutto il parco di Etosha; gli alberi di acacia ora sembrano mostri con braccia lunghissime. Ci sentiamo continuamente osservati da centinaia di occhietti, che, come specchi, s’accendono al luccicare della luna; mi sembra d’essere quasi proiettato in un romanzo di fantasia. La notte ha senza dubbio un grande fascino. L’ultima mattina disponibile la spendiamo in compagnia del ranger del Namutoni e ovviamente con qualche altro ospite del lodge; non siamo riusciti a vedere “nitidamente” dei leoni, il che ci suona molto come una sconfitta. L’ultima speranza è riposta in questo tour che alle sette del mattino ci vede varcare in jeep i cancelli del resort; iniziamo a girare nei sentieri adiacenti la nostra struttura, forse hanno avuto indicazioni che ci sono felini nei paraggi. Per quasi un’ora vaghiamo senza meta nel parco, quando sul ciglio della strada incontriamo uno splendido leone che passeggia tranquillamente. Proviamo ad avvicinarci, ma questo infastidito dalla nostra vicinanza, taglia all’interno di un campo; ci fermiamo un attimo e lo ammiriamo da una cinquantina di metri mentre ci osserva, immobile e sotto vento come un predatore innato. Meraviglioso! Ma il nostro ranger di turno sembra non voglia perdere così tanto presto questo leone; una pronta accelerata e ci buttiamo in un sentiero fatto di erbacce e rami bassi. I pochi presenti sulla jeep si aggrappano dove possono, consapevoli che ogni buca potrebbe rappresentare il trampolino per il fosso. Di colpo l’autista arresta la jeep; a pochi metri il leone ci scruta freddo e deciso. In quei pochi secondi ti sembra di capire il suo linguaggio, i suoi occhi ti dicono che lui deve attraversare, quindi attenzione, visto che la jeep è totalmente aperta.

Nel silenzio della vettura riesco a piazzare un paio di scatti, ma sono tutto storto e la voglia di non perdermi nemmeno un momento è troppo grande. Il leone lentamente attraversa il piccolo viottolo e sparisce nella sterpaglia, non prima di essersi girato un’ultima volta, come ad avvertirci di non seguirlo ancora. Bellissimo, emozionante, non ci sono altre parole per descrivere quello che l’EtoshaChapter e i suoi “abitanti” riescono a trasmettere. Peccato che il nostro viaggio volga ormai inesorabilmente al termine; purtroppo solo un paio di notti e il Waterberg Plateau ci separano dal volo di ritorno.

  giottoGiotto

 

   
   
 
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Giraffe - Etosha National Park, Namibia
Giraffe - Etosha National Park - Namibia
Leone - Etosha National Park, Namibia
Leone - Etosha National Park - Namibia
il Pan - Etosha National Park, Namibia
il Pan - Etosha National Park - Namibia
Giraffe - Etosha National Park, Namibia
Giraffe - Etosha National Park - Namibia
Dik Dik - Etosha National Park, Namibia
Dik Dik - Etosha National Park - Namibia
Iena and Jackal/Sciacallo - Etosha National Park, Namibia
Iena and Jackal/Sciacallo - Etosha National Park - Namibia
Orix/Orici - Etosha National Park, Namibia
Orix/Orici - Etosha National Park - Namibia
Sunrise at Etosha National Park, Namibia
Sunrise at Etosha National Park - Namibia
Giraffa - Etosha National Park, Namibia
Giraffa - Etosha National Park - Namibia
Sunset at Etosha National Park, Namibia
Sunset at Etosha National Park - Namibia
Zebre - Etosha National Park, Namibia
Zebre - Etosha National Park - Namibia
Kudu - Etosha National Park, Namibia
Kudu - Etosha National Park - Namibia
Kudu - Etosha National Park, Namibia
Kudu - Etosha National Park - Namibia
Jackal/Sciacallo - Etosha National Park, Namibia
Jackal/Sciacallo - Etosha National Park - Namibia
Zebra - Etosha National Park, Namibia
Zebra - Etosha National Park - Namibia
Leone - Etosha National Park, Namibia
Leone - Etosha National Park - Namibia
Elephant - Etosha National Park, Namibia
Elephant - Etosha National Park - Namibia
Giraffa - Etosha National Park, Namibia
Giraffa - Etosha National Park - Namibia
Oryx/Orice - Etosha National Park, Namibia
Oryx/Orice - Etosha National Park - Namibia
Rhyno by night - Etosha National Park, Namibia
Rhyno by night - Etosha National Park - Namibia